L'Interpretazione fanfaniana del capitalismo e della dottrina sociale della chiesa
Relazione prof. Francesco Gaburri
docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico "Piero della
Francesca" di Sansepolcro.
Ho aggiornato i morti sui canti dei vivi, i vivi sulle gesta dei morti,
in marcia tutti, da vivi e da morti, verso la valle di Giosafat.
Amintore Fanfani
Debbo molto al tentativo di Fanfani di descrivere lo spirito del
capitalismo, gli debbo il merito del mio risveglio intellettuale più di quanto abbiano
fatto Max Weber o R.H. Tawney.
Michael Novak
Quando ero studente i miei eroi erano Fanfani. Alcide De Gasperi, Luigi
Sturzo, Guido Gonella........ appena laureato vissi a Roma e mi innamorai dell'Italia di
Fanfani.
Michael Novak
Debbo al maestro Turiddo Guerri la conoscenza di alcuni tratti del carattere di Fanfani
suo compagno di giochi ad Anghiari. Già a dieci anni Fanfani si distingue tra i compagni
per la sua capacità organizzativa e la sua volontà. E' questa volontà che negli anni
del fascismo gli fa scegliere l'esilio. In questi anni scrive Cattolicesimo e
protestantesimo nella formazione storica del capitalismo. Fanfani analizza la struttura
produttiva del capitalismo nel suo sviluppo storico alla luce della dottrina sociale della
chiesa. Fanfani nel liberalismo estremo vede il pericolo già espresso da Leone XIII nella
Rerum Novarum così come i pericoli individuati poi in Laborem exercens e in Centesimus
Annus di Papa Giovanni Paolo II (citando Max Weber Fanfani rileva la sua distanza dal
mondo disumanizzato nel quale "chi non si adatta nell'azione della vita alle
condizioni indispensabili per ottenere il successo nel sistema capitalistico retrocede o
fallisce". La posizione chiara di Fanfani nel rifiutare un modello esasperato di
capitalismo si rivela essere altrettanto trasparente nel rifiutare i sistemi statalistici
centralizzati del socialismo reale. Qui infatti lo Stato è etico, persona. In questi
sitemi lo Stato viene prima del cittadino. Inoltre lo Stato è buono, il cittadino è
cattivo. Per Fanfani prima c'è l'uomo poi lo Stato.
Le posizioni di Fanfani sono in linea con quelle espresse da Leone XIII.
Leone XIII, bisogna sottolinearlo, nel 1891 usa il termine "socialismo" in una
accezione troppo generalizzata. Ciò in quanto non poteva avere presenti i sistemi di
Welfare State e le economie miste che si sarebbero sviluppate dopo la seconda guerra
mondiale. In questa realtà storica il concetto di socialismo cui fa riferimento il
Pontefice è inadeguato e riduttivo e non coglie la realtà delle varie posizioni sul
socialismo nel XX secolo.
Nella Rerum Novarum Leone XIII elencò circa nove ragioni per cui sul piano storico il
programma socialista sarebbe fallito. Rispetto al socialismo reale la sua prognosi è
esatta.
Nell'Europa ante-guerra e in quella che lo vedrà protagonista a partire dall'assemblea
costituente il merito di Fanfani è di avere sviluppato avere indicato il compito
all'Europa cattolica di un nuovo ordinamento del mondo nella politica e nell'economia.
Voglio ripetere la frase di Novak già citata "dal 1956 al 1958 vissi a Roma e mi
innamorai dell'Italia di Fanfani, di quella luce brillante, delle rovine del Foro
imperiale, dei piccoli villaggi..... e potei seguire gli sviluppi della democrazia
cristiana...... l'attività dell'azione cattolica". Fanfani ha saputo cogliere
l'importanza nel cattolicesimo romano della famiglia, delle congregazioni religiose, dei
gruppi etnici, delle associazioni locali rispetto all'importanza rivolta al singolo
nell'interpretazione del protestantesimo secondo l'ottica di Weber. A Fanfani non sfuggono
comunque, gli elementi associativi storici del protestantesimo. Nella sua analisi dello
sviluppo del capitalismo chiarisce il ruolo del singolo e delle congregazioni religiose.
Nell'analisi delle società pre-capitaliste secondo Fanfani l'arricchimento illimitato
dell'individuo è ritenuto illecito. Il desiderio di arricchimento del singolo, prosegue
Fanfani, non è considerato espressione di virtù in quanto quel tipo di società aveva
bisogni limitati. In un'epoca nella quale vi era uno sviluppo economico limitato il
desiderio di un benessere maggiore è sentito come peccato. In questo contesto ricchezza
è sinonimo di avidità. L'avidità può minacciare l'ordine sociale. Ciò potrebbe
significare ingiustizia. Nonostante ciò il capitalismo si impone in quanto già
all'inizio significa più efficienza, organizzazione ed espressione dell'immaginazione.
Inoltre significa realizzare metodi di scambio nuovi. Il mercantilismo si salda alla
scienza. Nelle aziende di famiglia Fanfani individua il nucleo per la creazione di beni
prima inusuali. Si profila una nuova organizzazione sociale. Da questa fioriscono le
scienze. Questo Capitalismo realizza progetti delle menti creative. L'originalità delle
famiglie mercantili europee si esprime nella produzione di vini di qualità, formaggi di
pregio. Si pensi al Merletto in Sansepolcro. Ciò oltre grandi capacità espresse senso di
sicurezza. Ma lo spirito effettivo del capitalismo va oltre il mercante imprenditore. E'
il collegamento tra le nuove tecniche, la scienza e il loro uso nel commercio.
Tocqueville nota che in America giudicano il conseguimento dell'utile vantaggioso per la
società. La stessa mentalità si esprime in Mill. Fanfani ci pone però in guardia di
fronte all'illusione di una crescita infinita. E' lo stesso concetto che Weber esprime
nella metafora della "gabbia di ferro".
Come i moralisti distinguevano tra strumenti leciti e comportamenti illeciti Fanfani
avverte sul pericolo di una volontà di dominio senza limiti.
Per lui il capitalismo non è più quello prospettato da Weber. Nè quello prospettato da
Marx nell'equazione DMD. Il capitalismo non può non prendere coscienza
dell'impossibilità della trasformazione infinita delle risorse.
Le situazioni internazionali oggi determinano il limite del capitalismo in modo
particolare la relazione del duumvirato USA URSS, come dice Severino. Oggi il contrasto
non è più Est- Ovest ma tra Nord-Sud. "USA URSS, Cina, Francia, Gran Bretagna, vi
potrebbe essere un sesto l'Italia è lo scopo cui bisogna tendere per l'accordo
nucleare......." - lettera di La Pira a Fanfani del 2 novembre 1966.
Oggetto degli studi di Fanfani come di Smith e di Paolo VI è l'equilibrio tra le nazioni
in relazione alle quali si pone la nuova dimensione nella produzione.
Fanfani indica una via pluralista del capitalismo. Rifiuta uno spirito del capitalismo
come espressione di élites monopolistiche. Con la dottrina cattolica considera l'utile
economico individuale come naturale all'uomo. Ciò si pone contro alcuni atteggiamenti
puritani dell'interpretazione di Weber.
L'avanzamento sociale è naturale in quanto esprime il cattolico per la generosità dello
stesso creatore. Novak asserisce "che circa un terzo di tutti i lavoratori degli
stati Uniti lavora in settori dell'economia senza fini di lucro e in strutture statali
educative o comunque non commerciali o industriali. E ricordiamo che sono stati gli sforzi
e le scoperte del capitale a creare la ricchezza che permette di sopravvivere alle
organizzazioni benefiche". Qui Novak dal suo punto di vista cattolico vuol mostrare
come il capitalismo, sebbene in territorio statunitense e quindi prevalentemente
protestante, abbia comunque intenti educativi ed umanitari. Fanfani non disconosce questi
aspetti benefici del capitalismo. Il suo discorso però è più critico e incisivo
allorché precisa "trovare una ragione di critica ad un sistema come il capitalismo
nell'interno del sistema è impossibile. Una critica di esso non può che trovarsi in un
altro ordine di idee. In un sistema che verso fini capitalistici faccia convergere le
attività sociali. Ciò fa il cattolicesimo allorché nella sua etica sociale comanda una
convergenza di fini nettamente acapitalistica. Non che il cattolicesimo respinga la
razionalizzazione conomica non che la voglia compiere secondo principi ordinatori estranei
all'ordine economico ma si è che il cattolicesimo ritiene che tale socializzazione deve
aver dei limiti negli altri principi ordinatori della vita". L'umanesimo insito in
questo concetto di capitalismo modifica per Fanfani l'aspetto stesso del capitalismo: di
quel capitalismo già denunciato da Marx nelle ultime cento pagine del I volume del
Capitale. Si richiede in questa prospettiva una garanzia comune di legalità distinguendo
il lecito dall'illecito sia nel lavoro collettivo sia nell'iniziativa del singolo. In
Laborem Exercens Papa Giovanni Paolo II distingue tra I e II capitalismo. Io non ho lo
spazio per parlare del primo quanto al secondo il Papa non nega che abbia permesso il
miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di uomini. La crescita
sociale collettiva per Fanfani è più consonante con l'etica cattolica di quanto potrebbe
esserlo con quella protestante, con la sua teorica accentuazione dell'individualità, per
quanto associativa nella pratica. L'etica cattolica porta per Fanfani in misura maggiore
alla cooperazione sociale. Questo aspetto produttivo e sociale del cristianesimo cattolico
si esprime anche nel suo cerimoniale liturgico distante da quello del protestantesimo.
Le vesti dai colori accesi, il senso del pane e del vino, la rilevanza della musica sacra,
le grandi rappresentazioni pittoriche nelle chiese italiane l'incenso, tutto ciò per il
cattolico è riflesso della bellezza del mondo che è riflesso della creazione. Il
cattolicesimo è per Fanfani più vicino, dell'ascetismo protestante, alla creatività,
allo spirito che anima le società socialmente cooperative. Nel protestantesimo il senso
del peccato è più astratto, interiorizzato che nel cattolicesimo dove la Vergine e i
Santi manifestano una fenomenologia più raffinata e differenziata delle modalità
dell'animo umano. Nel protestantesimo poi sul piano morale c'è confusione fra pubblico e
privato. Ciò si riflette disastrosamente sul piano del diritto. Inoltre nel
protestantesimo il distacco dalla sfera dei sensi è immenso. La stessa coscienza infelice
che Hegel riferisce al medioevo, per contro, è più propria del protestantesimo con la
sua esagerata
pretesa di annullare ogni espressione rappresentativa dell'evento della fede svalutando
completamente le immagini sacre. Esasperando la volontà di un contatto teso alla
trascendenza annulla la parusia del sacro e della forma in cui questo si esprime come
"cifra" (Jaspers). Le forme espressive dell'ebraismo e del cattolicesimo sono
più ricche e troppo più intense di quelle più rigide del protestantesimo. Da questo
punto di vista gli aspetti più importanti del capitalismo quali la creatività, le
applicazioni tecnologiche e la loro oggettivazione nella comunità sociale organizzata
degli uomini non hanno spazi adeguati nel protestantesimo e nella sua etica.
Fanfani coglie nel segno nel sostenere che la definizione del capitalismo di Weber è
insufficiente.
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