Introduzione
Matteo Martelli
Preside del Liceo Scientifico "Piero della Francesca" di Sansepolcro
1. Il Novecento è stato oggetto (come del resto i secoli precedenti) di varie e
contrastanti interpretazioni, così come differenti e talora antitetiche risultano le
periodizzazioni proposte per il XX secolo.
Penso che la pratica storiografica di individuare i momenti di svolta nella Grande Guerra
e nella Seconda Guerra mondiale sia largamente superata, mentre mi sembra convincente la
proposta di lettura unitaria della storia economica, politica, culturale e sociale
dell'Europa e, in particolare, dell'Italia ed appare sostenibile la tesi di chi ritiene
che il Novecento italiano debba essere diviso in tre epoche: la prima va dagli inizi del
secolo agli anni Venti; la seconda si esaurisce con la fine del centrismo; la terza prende
il via a metà degli anni Cinquanta e si conclude con la fine degli anni Ottanta e del
terrorismo. Con tangentopoli e la svolta politica degli anni Novanta si apre il XXI
secolo.
L'età che è al centro di questo Convegno è stata definita "dell'apogeo e della
crisi del neocapitalismo" (LUPERINI 1981, vol. I, p. XV) e coincide con l'ascesa, il
successo e il declino dell'uomo politico che noi intendiamo ricordare in queste due
giornate di studio: Amintore Fanfani.
Gli anni Cinquanta sono segnati da una cesura economica, politica, culturale e sociale e
registrano profondi cambiamenti sul terreno dell'organizzazione della produzione e della
distribuzione dei beni, della gestione delle imprese, del rapporto tra padronato e
movimento operaio. La "società italiana
.. si trasforma nelle sue strutture
economiche e sociali in maniera così radicale come mai era avvenuto nei cento anni
precedenti" (DEL CARRIA 1977, vol. V, p. 45). Nel 1961 la produzione industriale
risulta raddoppiata rispetto al 1951 e sale da 3,5 a 8,2 miliardi di lire; il reddito
nazionale cresce del 100 per cento; crollano gli occupati in agricoltura (dal 45% scendono
al 29%); i lavoratori dell'industria aumentano del 33%; le 15 principali aziende italiane
quadruplicano il capitale, mentre gli investimenti triplicano. In un clima di forte
competizione, alle imprese capitalistiche private si affiancano quelle a partecipazione
statale, l'IRI e, in particolare, l'ENI, fondato il 10 febbraio 1953 da Enrico Mattei,
brillante e discusso imprenditore, personaggio di grande carisma e di vasta influenza nel
mondo politico e, segnatamente, negli ambienti democristiani.
Pur tra mille contraddizioni, gli anni Cinquanta sono un periodo di grandi trasformazioni
anche delle abitudini e dei costumi. Si diffonde rapidamente il fenomeno televisivo. Nel
1954 (3 Gennaio) la RAI inizia le sue trasmissioni dagli studi di Milano e registra un
grande e crescente interesse popolare. Pochi hanno in casa l'apparecchio televisivo e
allora ci si reca a casa della vicina o dal parente, si va al bar del quartiere o al
circolo. Il giovedì Lascia o raddoppia segna elevati indici di ascolto.
Si avverte una frattura nella produzione letteraria: il neorealismo è in crisi. L'ultimo
romanzo di impegno sociale è Metello (1955) di Vasco Pratolini. Da un lato, in poesia, si
pubblicano testi di grande novità (Laborintus (1956) di Edoardo Sanguineti, Le ceneri di
Gramsci (1957) di Pier Paolo Pasolini), dall'altro appaiono romanzi di taglio e respiro
urbano come Ragazzi di vita (1955) di Pier Paolo Pasolini e Quer pasticciaccio brutto di
Via Merulana (pubblicato nel 1957) di Carlo Emilio Gadda. Il neosperimentalismo e la
neoavanguardia sono alle porte, mentre si avvicinano insistenti le voci del pessimismo e
del disimpegno. Nel 1958 esce Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed è subito
un caso letterario. La ragazza di Bube di Carlo Cassola viene pubblicata nel 1960. Il
giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani è del 1962.
Il cinema conosce , ma non riconosce il genio di Totò (Antonio de Curtis, 1899-1967) e
vanta i primi capolavori di Federico Fellini (1920-1993). A Sanremo (1958) Domenico
Modugno dipinge di blu la canzone italiana e la lancia nell'orbita internazionale (Mister
Volare venderà 22 milioni di dischi di Nel blu dipinto di blu).
Le relazioni di Tommaso Fanfani, di Cesare Frassineti e di Andrea Matucci ci consentiranno
di avere un quadro della evoluzione economica, sociale e culturale di quest'epoca: avremo
così gli elementi per un confronto critico nel dibattito che, mi auguro. potrà seguire.
2. Gli anni del grande sviluppo italiano coincidono con la faticosa transizione dalle
politiche centriste al riformismo del centro-sinistra e con le grandi trasformazioni
economiche, culturali e sociali ricordate. Si pensi che ben 9 milioni di italiani (su una
popolazione complessiva di 50.624.000, censimento del 1961) dal 1959 al 1965 cambiano
regione e si trapiantano al Nord e nei paesi dell'Europa nord-occidentale. Si verificano
sostanziali cambiamenti nella composizione dei gruppi e delle classi, si determinano nuovi
assetti sociali, mutano le abitudini e si registra un'espansione dei consumi senza
precedenti.
Ma, se lo sviluppo industriale (trainato soprattutto dal settore meccanico e da quello
petrolchimico) convince gli osservatori, anche stranieri, a riconoscere che ci troviamo di
fronte ad un vero e proprio "miracolo economico" ("Daily Mail"), non
altrettanto avviene nella transizione politica. Si verificano forti divisioni e radicate
resistenze al cambiamento. I partiti di maggioranza e di opposizione, all'inizio del
decennio, soffrono del virus dell'immobilismo, sono ancora legati a visioni e ideologie
del passato e stentano a cogliere il nuovo che avanza.
Alla fine degli anni Cinquanta le due maggiori forze parlamentari, la Democrazia Cristiana
(42.3%, 273 seggi, elezioni del 1958) e il Partito Comunista Italiano (22,7%, 140 seggi,
elezioni del 1958) sono intente a conservare la quota di consenso conquistato e faticano a
sganciarsi dai vincoli della propria tradizione ideologica e culturale. Camillo Brezzi
illustrerà il rapporto non sempre facile di Amintore Fanfani con il suo partito e Massimo
Borghesi ci farà cogliere le relazioni tra le battaglie fanfaniane e il mondo cattolico,
ufficiale e no. Vedremo come nella DC, dopo la sconfitta nelle elezioni del 1953 (7
Giugno, è la sconfitta della cosiddetta legge truffa) e dopo la morte di Alcide De
Gasperi (19 Agosto 1954) si espande la corrente di "Iniziativa democratica" e il
professorino di Pieve S. Stefano (ha 45 anni) al 5° Congresso del partito democristiano
(26-29 Giugno 1954, Napoli) viene eletto segretario politico.
Da questo momento inizia il lungo periodo di egemonia fanfaniana nel partito cattolico e
nella politica italiana che culmina nel 1958, ritenuto a ragione l'anno del trionfo di
Fanfani, che occupa nel contempo la poltrona di segretario della DC e quella di presidente
del Consiglio dei ministri.
C'è un episodio emblematico a questo proposito: il 7 Dicembre 1958 Fanfani, in qualità
di presidente del consiglio dei ministri, inaugura il primo tratto di 100 km, da Milano a
Parma, dell'Autostrada del Sole, i cui lavori avevano preso il via a San Donato Milanese
il 19 Maggio 1956.
3. Amintore Fanfani ha segnato con il suo dinamismo e il suo fervore riformatore non
solo la vita interna del maggior partito italiano, ma la vita politica italiana nel
decennio 1953-1963. La DC in quegli anni è diventata un vero partito di massa (i
tesserati nel 1955 furono 1.341.000), si è radicata nella società, si è collegata ad
una serie di organizzazioni collaterali (Coldiretti, Federconsorzi, ACLI, CISL) ed ha
costruito (certo, anche attraverso diffuse pratiche clientelari) il consenso popolare che,
coniugato sapientemente con il sostegno determinante della Chiesa cattolica, le ha
garantito un'egemonia per quasi mezzo secolo.
Oggi veramente possiamo scrivere C'ERA UNA VOLTA LA DC riferendoci soprattutto agli anni
della transizione dai governi centristi ai governi cosiddetti di centro-sinistra (Fanfani
IV, Moro I) e possiamo riconoscere che il primo centro-sinistra, diretto da Amintore
Fanfani (22 febbraio 1962- 25 Maggio 1963 ), pur tra contrasti interni ed esterni alla
maggioranza (tripartito DC-PSDI-PRI con l'astensione del PSI), fu "il più dinamico e
realizzatore" (SANTARELLI 1996, p. 123). Basti ricordare, tra le realizzazioni, la
nazionalizzazione dell'energia elettrica e la nascita dell'ENEL, l'attuazione della quinta
regione autonoma (Friuli Venezia-Giulia) e, soprattutto, la istituzione della nuova scuola
media unica, obbligatoria secondo il dettato costituzionale. Non tutto il programma
concordato con Pietro Nenni e con Riccardo Lombardi fu portato a termine: le regioni non
furono varate (si dovrà aspettare il 1970), la legge urbanistica, preparata con scrupolo
da Fiorentino Sullo, fu osteggiata da chi lucrava con la speculazione edilizia e non fu
sostenuta dalla segreteria della DC (a quell'epoca rappresentata da Aldo Moro). Il 16
Maggio del 1962, con i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano e del PDIUM, fu
eletto presidente della Repubblica italiana Antonio Segni, voluto dalla corrente dorotea
della DC, nata il 14 Marzo 1959, nel Convento di Santa Dorotea a Roma, dal seno della
corrente fanfaniana e in alternativa alla linea politica e alle prospettive indicate dal
leader aretino.
4. Le elezioni del 28 Aprile 1963 segnano la fine dell'esperienza riformista voluta
tenacemente da Fanfani. Nel decennio 1963-73 si succedono (intervallati da qualche
monocolore) governi, pur sempre di centro-sinistra, ma depurati delle punte più radicali,
per così dire addomesticati, benché di natura organica (i socialisti entrano
direttamente nelle cosiddette "stanze dei bottoni", come amava dire Nenni). Alla
guida dell'alleanza tra democristiani e socialisti non è più Amintore Fanfani, ma
direttamente il segretario della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, massimo esponente, fin
dal Congresso di Firenze (23 Ottobre 1959), della maggioritaria corrente dorotea.
Un ritorno alla segreteria del partito si verifica nel 1974 con il referendum del 12
Maggio: in questa occasione, Amintore Fanfani, in sostanziale isolamento, conduce contro
la legge sul divorzio, con la solita pervicacia, una battaglia appassionata e difficile,
che si rivela anacronistica rispetto all'evoluzione della società civile.
Il leader aretino ritorna al governo nel 1982 (5° Governo Fanfani con DC-PSI-PSDI-PLI,
dal 1° Dicembre 1982 al 3 Agosto 1983), ma senza più la carica riformatrice dei primi
anni Sessanta. La sua corrente, per quanto determinata ed incisiva, resta minoritaria
nella DC.
Intanto, le stragi e il terrorismo producono le prime ferite sul tessuto della vita
politica e sociale del paese (dal 1969 al 1982 si sono avuti in Italia 6153 attentati non
rivendicati, 2712 rivendicati, 351 morti, 768 feriti), all'orizzonte si delinea la
concreta minaccia dei cosiddetti anni di piombo e l'elettorato italiano, nella tornata
amministrativa del 15-16 Giugno 1975 e in quella politica del 1976 (20-21 Giugno), dà
precisi, ma inascoltati segnali di sostegno alla richiesta di rinnovamento politico,
morale e civile del paese.
Amintore Fanfani, il professorino che aveva direttamente contribuito alla stesura della
Carta Costituzionale , leader riformatore negli anni della transizione dal centrismo al
centro-sinistra, protagonista della prima stagione dell'alleanza tra socialisti e
democristiani, è ormai settantenne. Da questo momento rimane piuttosto defilato, si
dedica a quelle attività istituzionali, creative e di studio che saranno illustrate dalle
comunicazioni di Czortek e di Polcri, nell'attesa forse di ricevere il riconoscimento
dell'elezione alla massima carica repubblicana: carica certamente molto ambita, ma non
immeritata dall'uomo politico di Pieve S. Stefano.
NOTA BIBLIOGRAFICA
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V. CASTRONOVO, Storia economica d'Italia. Dall'Ottocento ai nostri giorni, Torino,
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E. SANTARELLI, Storia critica della Repubblica. L'Italia dal 1945 al 1994, Milano,
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