Lo sviluppo del sistema dei trasporti nell'eta' del centro-sinistra
Comunicazione di Roberto Martinez
Amintore Fanfani è stato e sarà ricordato come grande uomo politico, statista di
livello internazionale, uomo di governo, economista, docente, accademico, studioso, uomo
di cultura, artista.
In questo Convegno, nelle tante relazioni che sono state svolte, ciascun oratore ha voluto
tratteggiare un aspetto particolare delle attività e del carattere di Fanfani,
evidenziandone le opere e il contesto storico nel quale si sono inserite.
Io voglio parlarvi del Fanfani economista, dell'uomo che attraverso la politica, l'azione
di governo e le scelte economiche ha inciso profondamente in uno dei settori più
importanti e delicati del Paese: quello dei trasporti.
Vi parlerò della ricostruzione del sistema trasportistico italiano dal dopoguerra alla
fine degli anni Sessanta, in quel periodo cioè in cui più incisiva e visibile è stata
l'azione e l'attività di Amintore Fanfani.
Alla fine degli anni Quaranta, l'Italia usciva da un conflitto che l'aveva privata quasi
totalmente dei suoi trasporti.
I danni causati dai bombardamenti al sistema ferroviario erano enormi (7.000 chilometri di
linee distrutte, 80% dei ponti ferroviari abbattuti o danneggiati, più del 60% del parco
rotabile inutilizzabile), quelli al sistema delle infrastrutture stradali incalcolabili
(il 90% delle strade statali avevano subìto danni e quasi tutte le strade provinciali che
erano ancora praticabili non avevano manutenzione da circa un decennio), i porti, poi,
erano desolatamente vuoti perché tutte le navi di bandiera italiana erano state affondate
o requisite dai vincitori come preda bellica.
All'inizio degli anni Cinquanta l'Italia si impegna allo spasimo nella ricostruzione
ferroviaria: si ricostituisce la rete e il materiale rotabile, si riorganizza l'Azienda
FS, si assume nuovo personale per sostituire quello scomparso nel conflitto e,
soprattutto, per ovviare alla fortissima disoccupazione presente nel Paese.
Siamo negli anni della massima visibilità di Amintore Fanfani, visibilità ed egemonia
che culminerà nel 1958 con il doppio incarico di Segretario politico della DC e
Presidente del consiglio.
Ma torniamo ai trasporti. Dalla metà degli anni Cinquanta e per un decennio, inizia il
boom della motorizzazione civile. Le ferrovie, come è stato detto, sono pressoché
risanate, le aziende industriali, grandi e piccole, si sono organizzate, si stanno
sviluppando e daranno vita a quello che da parte degli osservatori stranieri verrà
definito "miracolo economico italiano".
C'è bisogno di un sistema di trasporti più efficace e competitivo, elastico. Quello
ferroviario è considerato, soprattutto nel campo del trasporto delle merci, troppo lento
e rigido. Si guarda sempre con maggior interesse al trasporto stradale. I politici si
fanno carico delle esigenze dell'industria nazionale e, in quegli anni, le forze politiche
e il Governo individuano nelle grandi costruzioni stradali e autostradali un importante
volano per sostenere l'economia del Paese.
Nel maggio 1956 prendono il via i lavori per la costruzione dell'Autostrada del Sole il
cui primo tratto, da Milano a Parma, sarà inaugurato proprio da Amintore Fanfani,
presidente del consiglio, nel dicembre1958.
In pochi anni l'Italia è percorsa da una delle più importanti e complete autostrade
d'Europa e questo determina, come effetto principale, la corsa all'acquisto
dell'autovettura privata da parte delle famiglie italiane.
Si rilancia in questo modo la grande industria automobilistica e così, negli anni del
centro-sinistra, pur nelle tensioni sociali di quegli anni, tra sviluppo della grande
industria e realizzazione di tante importanti infrastrutture, si potenzia quel volano che
permetterà di ricollocare l'economia italiana fra quelle più forti del mondo.
Siamo ormai negli anni, lo abbiamo già detto, del cosiddetto miracolo economico,
connotato da una espansione di consumi senza precedenti. Siamo negli anni della "Fiat
600", più un mito che una vettura!
Le realizzazioni nel settore autostradale e il boom della motorizzazione privata sono il
fiore all'occhiello di molti governi di centro-sinistra, anche se la sinistra estrema
contesta la politica governativa, considerata troppo a favore dell'industria
automobilistica, e denuncia con sempre più vigore il contemporaneo degrado nel quale si
comincia a trovare il trasporto ferroviario.
In effetti, ormai da lungo tempo, private dei finanziamenti statali che le avevano
sostenute nel periodo della ricostruzione, le Ferrovie dello Stato ed anche le ferrovie
concesse e in gestione governativa, sono abbandonate a se stesse. Nelle Ferrovie dello
Stato in particolare, contemporaneamente allo svilupparsi della motorizzazione privata,
aumentano i costi e diminuiscono i ricavi, calano vertiginosamente i coefficienti di
utilizzazione dei carri merci e delle vetture passeggeri, le tariffe non possono essere
aumentate per non far aumentare l'inflazione, si seguita ad essere obbligati ad assumere
personale inutile per ovviare alla forte disoccupazione sempre presente nel Paese. Inizia,
per l'Azienda FS, uno dei periodi più bui della sua storia.
Nel settore del trasporto aereo si potenzia la compagnia di bandiera e si gettano le basi
per quello sviluppo che porterà, negli anni, gli aerei italiani in quasi tutti gli scali
del mondo; in campo marittimo, dopo i disastri della guerra, si comincia a ricostruire una
flotta per dare nuova vita alle tradizioni marinare e all'economia marittima del Paese.
In conclusione, è possibile affermare che le realizzazioni infrastrutturali e le scelte
politico-economiche degli anni Cinquanta e Sessanta hanno determinato, nel campo dei
trasporti, gli assetti attuali. Fortissimo è oggi il trasporto stradale, molto debole il
trasporto ferroviario, sufficienti, ma in molti casi con problemi non facili, il trasporto
aereo e quello marittimo.
Insomma, nel campo dei trasporti, luci ed ombre, grosse positività e innegabili
negatività hanno contraddistinto le scelte di quegli anni. Di buono c'è sicuramente
stata l'ottima rete autostradale realizzata, la gran quantità di strade statali e
provinciali ricostruite, lo sviluppo dell'industria automobilistica e dell'indotto, il
potenziamento del trasporto aereo, la realizzazione di un importante sistema aeroportuale
e portuale. Di meno buono c'è stato l'abbandono, o quasi, del trasporto ferroviario,
lasciato colpevolmente a se stesso, senza indirizzi e senza sostegni, la tolleranza più o
meno inconscia delle violenze che le costruzioni infrastrutturali autostradali hanno
arrecato all'ambiente, i danni dell'inquinamento, il caos del traffico, l'aumento abnorme
del trasporto delle merci su strada con tutte le conseguenze che oggi conosciamo, la
polverizzazione eccessiva delle imprese di autotrasporto merci.
Anche se a tanti anni di distanza, non è facile, oggi, dare un giudizio complessivo ed
equo sulla politica svolta nel campo dei trasporti nell'età del centro-sinistra. Su una
cosa però, tutti, critici e studiosi, sono d'accordo: la ricostruzione del settore è
stata imponente, le realizzazioni intraprese sono state enormi, l'economia del Paese,
anche grazie alle grandi opere realizzate per i trasporti, è stata completamente risanata
e ci ha collocato tra i popoli più ricchi del mondo. Questo grazie al lavoro degli
italiani e grazie, anche, all'impegno politico e sociale e alla tenacia di un piccolo,
grande uomo: Amintore Fanfani.