Fonti per la didattica della storia contemporanea: il campo profughi di Laterina
Ins. M. Maddalena Bernacchi
II circolo di Arezzo
PREMESSA
Nella mia esperienza didattica ho cercato di individuare le strategie
più efficaci ancorando la STORIA al vissuto, al quotidiano, alla realtà locale.
Strategia di base è stata problematizzare contenuti circoscritti (poco ma bene, il
troppo disorienta, distoglie) utilizzando diverse fonti (intenzionali e no, fonti
non scritte...).
Ho cercato di individuare argomenti il più possibile efficaci sia in vista
dell'acquisizione di un metodo di studio, sia in vista del raggiungimento di una conoscenza
storica generale, sia in vista di una soddisfacente motivazione personale dei
ragazzi.
Utilizzando la realtà locale ho portato gli alunni a collocare gli eventi nello spazio e
nel tempo, a saper individuare cause ed effetti, persistenza e trasformazione partendo
dall'esperienza vissuta.
All'interno delle mie ricerche volte allo studio del divenire umano nell'evolversi delle
strutture sociali, ho raccolto documenti relativi al Campo profughi di Laterina. Queste
fonti documentano la vita dell'uomo poiché il messaggio principale che intendo
trasmettere è che protagonista della storia non sono soltanto le guerre, ma le
espressioni religiose e culturali, il lavoro, la cooperazione, la solidarietà...
IL CAMPO PROFUGHI DI LATERINA
Laterina fu prima (1) campo di concentramento, poi (2)
campo di prigionia, infine (3) centro di raccolta profughi. Già in precedenza,
alla fine della prima guerra mondiale, a Laterina venne ospitato un gruppo di 14 famiglie
provenienti dal Trentino. Negli anni della seconda guerra mondiale ed in quelli successivi
divenne prima un campo di concentramento per prigionieri di guerra, poi campo profughi.
Il campo, registrato con il numero 82, fu progettato per accogliere i prigionieri di
guerra degli eserciti nemici. Situato tra la via Vecchia Aretina e l'Arno aveva una
superficie di circa 15 ettari. Era formato da 12 baracche in muratura allineate
inizialmente in due blocchi, divise internamente in due ambienti con la sistemazione di
giacigli a castello. Nel '41 accolse prigionieri di guerra soprattutto inglesi catturati
nell'Africa settentrionale, oltre ad africani, indiani e spagnoli, mentre 800 militari
italiani erano impegnati alla sorveglianza del campo (il campo poteva contenere fino a
12.000 prigionieri.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il campo venne abbandonato dai militari italiani
di sorveglianza (il fascismo fu totalitarismo? - considerazioni personali). I prigionieri
evasero dirigendosi verso l'Italia meridionale o l'Adriatico nel tentativo di
ricongiungersi agli alleati, oppure furono avviati alle formazioni partigiane e sempre
aiutati dalla popolazione locale. Se sfortunati e ripresi dall'esercito nazista vennero di
nuovo portati nel campo ed in seguito deportati in Germania.
Dopo il 18 luglio 1944 la zona fu liberata ed il campo passò sotto il controllo
dell'ottava armata britannica, che vi concentrò fascisti e tedeschi catturati al nord
dall'esercito alleato al momento della caduta del fascismo. Il campo raccolta internati di
Laterina, contrassegnato poi con il numero 219, fu gestito dal 1945 al 1947 dal Ministero
dell'assistenza post bellica. In questo periodo molti prigionieri fascisti vennero
liberati. Le condizioni degli internati erano al limite della sopravvivenza; un ruolo
importante lo svolse la Chiesa: molti furono gli aiuti elargiti tramite il vescovo mons.
Mignone ed il parroco di Laterina don Ottavio Tinti.
L'ASSISTENZA POST BELLICA
Nel maggio 1945 è funzionante presso la prefettura di Arezzo un
UFFICIO PROFUGHI che, in considerazione della crescente affluenza di profughi provenienti
dal Nord in transito dalla città in attesa dei treni per Roma, affida all'E.C.A. del
capoluogo la gestione di un campo di transito dove assistere i medesimi nei giorni
di sosta.
Viene a questo proposito attrezzata la caserma Ceccherelli, è disposto che i viveri siano
forniti dalla SEPRAL, la parte sanitaria ed igienica è affidata al Medico Provinciale
d'intesa con il commissario della C.R.I., mentre un commissario di P.S. nella stessa
caserma interroga i profughi man mano che si presentano, per rilasciare a ciascuno il
"foglio di via" per proseguire il viaggio. Si ha notizia di un campo profughi di
Arezzo, ad Arezzo centro, dal 1945 al 1948, data di istituzione del Campo Profughi di
Laterina. Ho, a questo proposito, un documento non ancora pubblicato proveniente
dall'Archivio di Stato di Arezzo. Contiene la relazione relativa al Centro Raccolta
Profughi di Laterina presentata dal dirigente sanitario dottor Fracassi Renato ed
indirizzata al Signor Medico Provinciale della provincia di Arezzo. Vedi documento n. 1.
Con l'istituzione del MINISTERO dell'ASSISTENZA POST BELLICA 1945 si
voleva unire e rendere più organica l'attività assistenziale, affidata un tempo a
numerosi Enti che non davano uniformità di indirizzo (Alti Commissariati profughi, CLN,
...). In ciascuna provincia fu istituito un COMITATO PROVINCIALE per l'assistenza post
bellica composto da un rappresentante dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di
Guerra, uno per l'Associazione Nazionale Combattenti, uno del Comitato Provinciale
dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, uno per l'ECA del capoluogo, uno per il
Comitato Reduci dalla prigionia... il comitato era presieduto dal Capo dell'Ufficio
Provinciale. Il comitato provinciale di Arezzo si riunì 121 volte dal novembre '45
all'ottobre '54.
L'assistenza post bellica era rivolta principalmente a partigiani, reduci di guerra,
prigionieri di guerra, vittime civili della guerra (chi erano lo faremo scoprire ai
ragazzi).
Le direttive del Ministero dell'assistenza post bellica, indirizzate agli uffici
periferici, stabilivano che per l'assistenza si deve tener conto, caso per caso, delle
particolari condizioni di bisogno e si potessero promuovere nuove disposizioni e
provvidenze in base alla situazione socio-economica, alle abitudini ed alle condizioni in
cui era stato lasciato il paese dal passaggio della guerra. Si raccomandava a ciascun
comitato di offrire assistenza non soltanto attraverso sussidi continuativi e
straordinari, ma soprattutto ad una attenzione volta a dare sicurezza, comprensione,
incoraggiando iniziative singole e collettive e favorendo la rieducazione al lavoro, il
reinserimento (o inserimento) scolastico (vedremo i documenti).
L'assistenza era dovuta ai reduci non tanto quale compenso dei rischi della guerra da essi
sostenuta, ma per ristabilire le condizioni di parità con cui essi partecipavano prima
del conflitto con i rimanenti cittadini.
Le forme di assistenza si distinguevano in: 1) di primo intervento, 2) sociale, 3)
sanitario.
Concessione premi e sussidi ordinari e straordinari - assegnazione di vestiario e viveri - istituzione mense - ospitalità nei centri di raccolta - organizzazione trasporti;
assistenza sociale: reinserimento nel mondo del lavoro - consulenza legale ed amministrativa (pratiche pensioni) - collocamento presso amministrazioni pubbliche o aziende private - rieducazione professionale, specialmente nei confronti di operai specializzati, tecnici industriali - rieducazione allo studio di studenti universitari - concessione di prestiti per agevolare la ripresa dei settori produttivi - azione di incremento dei lavori pubblici con lavoratori assistiti;
assistenza sanitaria con l'istituzione di controlli medici - organizzazione di visite gratuite agli aventi diritto - istituzione di infermerie - concessione di medicinali - ricovero in ospedali e sanatori - fornitura di apparecchi e protesi - rieducazione fisica e psichica agli effetti del recupero dell'attività lavorativa (documenti...). Vedi documento n. 2
Con la soppressione del Ministero per l'assistenza post bellica
(14/2/1947) le competenze di questi uffici periferici continuarono ad essere esercitate
nell'ambito dei servizi del Ministero dell'Interno fino al 1954. La Direzione Generale per
l'assistenza post bellica del Ministero dell'Interno prese il nome di Direzione Generale
per l'Assistenza Pubblica; in essa fecero capo le istituzioni che portavano il
"fardello umano" della guerra: centri raccolta profughi, centri di smistamento,
ecc...
Vedi documento n. 3 (foto aerea
del 30/8/55).
Il Centro Raccolta Profughi di Laterina funzionò dal 1948 al 1963. A
partire dal 1948 gli immobili vennero riadattati per ospitare i profughi. I primi
provenivano dalla Venezia Giulia, dalla Dalmazia, dal centro di Arezzo (come già citato).
In seguito arrivarono da Udine, da Valona, da Pola, da Fiume, da Zara. Dalla metà degli
anni '50 si registrano due profughi dalla Romania ed anche dall'Africa settentrionale,
dalla Libia, da Tripoli e dalla Tunisia. Capillare fu l'assistenza offerta dal mondo
cattolico: ho già citato il Vescovo Mignone e don Tinti; nel centro raccolta profughi di
Laterina c'è una cappella.
Agli inizi degli anni '50 le persone ospiti erano circa duemila; alla chiusura (1963) gli
ultimi profughi erano 107. L'assistenza era curata, oltre che dal Ministero dell' Interno,
anche dalla Pontificia Opera di Assistenza.
VITA NEL CAMPO
Ogni famiglia aveva nella baracca una "stanza", separata
dalle altre da coperte a modo di tende. Nel campo esistevano asilo e scuole elementari;
per l'istruzione secondaria i ragazzi venivano inviati nelle scuole di Arezzo. Dal 1956
venne installata la televisione, mentre la baracca n° 19 era destinata a momenti
ricreativi e alle feste da ballo.
Oltre al documento già trattato relativo allapertura del campo profughi, che
proviene dallarchivio di stato di Arezzo, presento degli inventari di Giuseppe
Bronzi, curati sempre per detto archivio.